L’Arte di Sognare

L’Arte di Sognare

Il sogno è da sempre considerato una delle vie per entrare in contatto con dimensioni profonde e sottili, dentro e fuori di noi. La qualità dei nostri sogni si presenta articolata: dalla semplice riedizione di situazioni vissute durante il giorno, con le quali emotivamente e mentalmente ci siamo addormentati/e, a rappresentazioni di qualcosa che dall’inconscio sale alla coscienza per essere compreso e trasformato, fino ai sogni del Sé, quei sogni che difficilmente dimentichiamo, anche tanto tempo dopo averli fatti, per l’impatto che hanno avuto su di noi per vividezza, intensa luminosità dei simboli, potenza e chiarezza del messaggio.

Molti sono gli esempi di filosofi, artisti, scienziati, attivisti politici che, durante lo stato di sogno, hanno ricevuto ispirazioni “creative” che hanno dato vita a opere, scoperte, soluzioni a problematiche con cui si confrontavano, e anche visioni, rivelazioni, riguardo a ciò che di importante avrebbero compiuto nella vita.  È quanto ci racconta Gayle Delaney (6) nel suo libro Vivi i tuoi sogni, offrendocene testimonianza con personaggi illustri. Ad esempio, con il chimico tedesco Friedrich August Kekulé, tra i fondatori della moderna chimica organica, e Gandhi.  

“Impariamo a sognare egregi signori e poi, forse, potremo arrivare alla verità!” così si rivolse ai suoi colleghi, durante un congresso nel 1890, August Kekulé, il quale, attraverso un sogno, nel quale aveva visto un serpente mordersi la coda, aveva scoperto che la struttura molecolare del benzene, all’epoca un enigma per i chimici, era ad anello. Lo scienziato era rimasto così impressionato per il ruolo giocato dai sogni nel fornire ispirazione utile a risolvere problemi scientifici, da trovare il coraggio di pronunciare questa frase in un contesto di scienziati del 19º secolo.

Gandhi, dopo settimane di meditazione su come il popolo poteva rispondere in modo non violento, ma efficace al Rowlett Act (1918), con cui il governo britannico imponeva rigide norme che limitavano fortemente la libertà dei cittadini indiani, trovò la soluzione in un sogno, il quale gli suggerì l’idea che, per 24 ore, tutti gli Indiani sospendessero le loro occupazioni e praticassero il digiuno e la preghiera. Questo si tradusse nello sciopero generale del 1919, che segnò una svolta decisiva nel processo di autodeterminazione dell’India.”

La “cultura del sogno” la troviamo molto presente nei popoli che hanno mantenuto un profondo contatto con Madre Terra, come, ad esempio, gli Indiani Irochesi, gli Aborigeni australiani, i Senoi della Malesia. Per questi ultimi i sogni, grazie alla loro capacità di controllarne lo svolgimento e di elaborarli in gruppo con racconti e drammatizzazioni, sono lo strumento per superare conflitti, paure, disarmonie e attivare modelli di comportamento indirizzati a vivere in armonia nella comunità.

La meditazione onirica

Quanto segue sulla meditazione onirica è liberamente tratto dal libro “Meditare un sogno. Dimensione spirituale del mondo onirico” di Mariano Ballester S.J.

Nell’antica Grecia il sogno aveva un valore terapeutico e il luogo dove la guarigione avveniva erano gli Asclepiadi, i templi dedicati ad Asclepio, il dio della medicina, tra i quali il più importante aveva sede a Epidauro. La persona ammalata doveva recarsi fisicamente al tempio o, se per le sue condizioni di salute era impossibilitata a farlo, doveva mandare qualcuno che lo facesse al suo posto. Questa regola evidenzia l’importanza del viaggio, “mettersi in movimento verso la meta”, che, in questo caso, era il dono di un sogno di guarigione, anche attraverso una maggiore comprensione della malattia e quindi la possibilità di una migliore cura. La prova fisica valeva come dimostrazione concreta di una forte intenzione al servizio di una chiara motivazione che, come abbiamo visto, sono due elementi essenziali nel raggiungere e realizzare i nostri obiettivi.

Le ore che dedichiamo al sonno possono essere un tempo molto avventuroso e prezioso perché possiamo “aprire la Porta Segreta” e incontrare la nostra parte profonda e saggia. Il mezzo sono i sogni, ma alcune “regole” possono aiutare affinché siano fonte di ispirazione e rivelazione. L’incontro con il nostro Sé merita una preparazione accurata, come quando ci prepariamo per un incontro d’amore.

La notte in cui desideriamo “seminare un sogno”, cioè la richiesta di ricevere un sogno che ci sia di aiuto per chiarire qualcosa in noi o nella nostra vita, abbiamo bisogno di andare a dormire energeticamente “ripuliti”: se riflettiamo su quante “vicinanze” non desiderate subiamo ogni giorno – sui mezzi pubblici, nell’ambiente di lavoro, in luoghi dove ci rechiamo per le nostre attività quotidiane –  una doccia prima di andare a letto è consigliabile per lasciare che il potere purificatore dell’acqua ci ripulisca da tutto ciò che abbiamo accumulato energeticamente durante il giorno – presenze, fatti, parole, emozioni, sensazioni – e ci sarà più facile ritrovare la nostra individualità e unicità. Eviteremo così di andare a letto in comitiva!

Altro punto importante è andare a dormire in uno stato neutro, né di eccitazione, né di grande stanchezza.

Durante il giorno, o anche nei giorni precedenti, ci saremo preparati/e alla nostra semina onirica mettendo a fuoco cosa abbiamo bisogno di comprendere con più chiarezza, per migliorare o risolvere qualcosa per noi importante, e formuleremo una frase, la nostra “frase seminale” in modo chiaro e sintetico, per esempio: “io intendo vivere più serenamente la mia relazione con…” ,  “come posso essere più flessibile con me e con gli altri?”,  “io intendo migliorare il mio lavoro” “è bene che interrompa la relazione con…?” …

Passo successivo sarà ripetere la frase seminale nel dormiveglia, l’intervallo di tempo tra la veglia e il sonno, quel tempo in cui siamo ancora in parte svegli, ma consapevoli che stiamo per scivolare nel sonno: è in questo stato pre-onirico che possiamo anche formulare l’intenzione di ricordare al risveglio cosa abbiamo sognato.

Al risveglio cercheremo di darci un piccolo tempo per “assaporare” il sogno, rimanendo fermi. Sarà utile avere a portata di mano carta e penna per poterlo scrivere, anche solo per tracce, poche parole, prima di alzarci e metterci in movimento, per fissarlo, perché i sogni “sfumano” facilmente. Scriveremo il sogno così come lo ricordiamo, senza nessuna aggiunta, né riflessioni o conclusioni; perché un sogno riveli un messaggio importante per noi non ha bisogno di essere ricco di particolari, né di essere ricordato integralmente, spesso anche il ricordo di un solo frammento di quanto sognato è più che sufficiente. 

Una volta fissato, il sogno rimarrà con noi durante tutto il giorno, consciamente o inconsciamente, e quando potremo prenderci un tempo in cui stare soli/e con noi stessi/e mediteremo il sogno, aprendogli lo spazio del silenzio e dell’ascolto interiori, per accoglierne il messaggio, senza cadere in un esercizio di interpretazione, ma lasciando che la nostra parte saggia ce lo comunichi attraverso l’intuito, le sensazioni, le emozioni, le associazioni spontanee, le immagini che ci trasmette. Se ci sembrerà di non aver compreso il nostro sogno, potremo chiedere di sognare un nuovo sogno che ci aiuti a comprenderlo.

Una buona relazione con i sogni ha bisogno di essere nutrita dall’assenza di aspettative, dalla disponibilità all’attesa e dalla fiducia che le risposte più autentiche nascono spontaneamente da dentro di noi quando siamo allineati/e con il nostro Sé.

Se vi appassionerete a ricordare e a comprendere i sogni, sarebbe utile un diario nel quale tenerne traccia; vi accorgereste del ripetersi di molti simboli, luoghi, e anche situazioni e potreste meditare su questo e scoprirne il significato rispetto a voi stessi/e e alla vostra vita.

Usare il dormiveglia come momento per seminare la frase seminale è un esercizio che può rivelarsi molto utile anche come allenamento, preparazione, al momento della nostra morte, per allenare la coscienza a un passaggio consapevole, da una diversa veglia a un diverso sonno. È una consapevolezza energeticamente molto importante per lasciare questa Terra con un elevato livello di coscienza.

Questo articolo è tratto integralmente dal mio libro “Corpo e Coscienza – Crescere in Consapevolezza – Un Viaggio nel nostro sistema energetico” Anima Edizioni

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