Apparenti sinonimi
Tenacia, qualità dell’Io Sono, parte sana, centrata della personalità: perseguire con determinazione un obiettivo, con l’apertura a lasciare andare, se comprendiamo che non è la scelta giusta, o a modificare la rotta.
Testardaggine, impuntatura della falsa personalità, dell’ego: lo voglio a tutti i costi, e anche se sperimento insuccessi, sofferenza, continuo, persisto.
Attesa, saper aspettare con fiducia che quanto seminato germogli nella nostra vita nel modo e nel tempo appropriati, opportuni. Il kairos καιρός degli antichi Greci, ripreso nel libro del Qoèlet (Qo 3,1–11)
Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.
Un tempo per uccidere e un tempo per curare,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.
Un tempo per strappare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
Aspettativa, un’abitudine a pretendere che accada quello che vogliamo che accada, ma anche ciò che gli altri si aspettano da noi. Porta in sé frustrazione e abbassa l’autostima, generando un senso profondo di incapacità a realizzare i propri obiettivi, sogni, desideri, o a soddisfare le altrui richieste.
Distacco “è la capacità di relazionarci con noi stessi/e e con l’altro mantenendo una distanza, necessaria in tutte le situazioni in cui, per avere una chiara visione, abbiamo bisogno di evitare di essere emotivamente coinvolti/e.
Con il distacco possiamo creare uno spazio “pulito”, aperto all’ascolto profondo, in cui incontrare noi stessi/e o l’altro, ma anche confrontarci con situazioni, eventi, con lucidità, comprensione, assenza di giudizio. Il distacco ci permette di cogliere la differenza tra incontro e incastro: il primo nutre chiarezza, rispetto, empatia compassione, ed è un’autentica possibilità di aiuto e sostegno, il secondo è il campo di azione di due ego, incastrati nella ricerca della soddisfazione egoistica dei propri bisogni.
Il distacco ci permette di guadagnare una chiara visione con cui cogliamo la relatività e l’impermanenza di tutto quanto viviamo, possediamo, e questo ci aiuta a lasciare andare attaccamenti, rigidità, e a far germogliare, al loro posto, il seme dell’equanimità, la cui essenza sono l’imparzialità e l’inclusività.
Con l’equanimità possiamo coltivare le qualità essenziali del vero amore: la gentilezza amorevole, la compassione, la gioia empatica, qualità generalmente indebolite dall’attaccamento nelle sue molteplici forme.
Indifferenza è la chiusura del cuore, il disinteresse per l’altro, le sue difficoltà, sofferenze, “non mi riguarda”: un atteggiamento di estraneità che può essere rivolto verso chi ci è più prossimo, per estendersi, in cerchi sempre più ampi, alla collettività. al Pianeta.
Vedere ” è focalizzare totalmente la nostra attenzione e la nostra presenza su chi, cosa abbiamo davanti agli occhi, perciò ne coglieremo e ne ricorderemo non solo i dettagli esteriori, ma anche qualcosa di più profondo, di essenziale.” Sono, ad esempio, i momenti in cui durante la meditazione camminata ci fermiamo a cogliere l’essenza di un qualunque essere animato o inanimato su cui focalizziamo la nostra attenzione
Guardare ” è un atto superficiale, l’attenzione la manteniamo essenzialmente focalizzata sulle nostre emozioni, in risposta alle sensazioni che, attraverso la vista, ci stanno arrivando dall’esterno. Possiamo guardare qualcosa o qualcuno e poi scoprire che non ne ricordiamo dettagli anche importanti.”
Ascoltare “è fermarsi con il corpo e con la mente, dando tutta l’attenzione all’altro e al suo bisogno di essere ascoltato. Ascoltare è accogliere, offrire uno spazio aperto, sicuro, sereno, un tempo senza fretta; è frenare la tentazione di dare consigli o proporre soluzioni, lasciando a chi si sta aprendo la possibilità di trovare da sé e in sé le risposte, le soluzioni o trovarle insieme. La nostra funzione è di essere un contenitore vuoto nel quale l’altro può far risuonare la sua voce per ascoltarsi, parlare, chiarirsi con se stesso/a – e con noi se anche noi siamo parte della sua problematica – facilitato/a dal nostro ascolto profondo, fatto di presenza, apertura, assenza di giudizio, comprensione: entriamo nel tempo dell’altro come respirando insieme. Quando meditiamo, focalizzati sul nostro respiro, entriamo nell’ascolto profondo di noi stessi/e; apriamo dentro di noi uno spazio di osservazione e ascolto e un tempo in cui semplicemente siamo, da dove risposte e nuove visioni possano emergere.”
Sentire ” come guardare, è un atto superficiale, l’attenzione la manteniamo essenzialmente focalizzata sulle nostre emozioni, in risposta alle sensazioni che, attraverso l’udito, ci stanno arrivando dall’esterno. Ad esempio, sentiamo qualcuno che ci parla mentre continuiamo a seguire i nostri pensieri o a svolgere l’attività che stiamo facendo: stiamo dando a quella persona un’attenzione periferica, e può anche capitare che perdiamo qualche passaggio di quello che ci sta dicendo. Questo accade perché non siamo veramente disponibili, interessati alla comunicazione dell’altro, ma piuttosto, anche se non ha ancora esaurito quello che intende dire, cominciamo a formulare dentro di noi le risposte che gli daremo e che saranno più una scarica della nostra tensione emozionale che una interazione vera ed efficace. ”
(Le parti del testo tra virgolette sono tratte dal mio libro “Corpo e Coscienza – Crescere in Consapevolezza- Un viaggio nel nostro sistema energetico” Anima Edizioni, che ne detiene il copyright) https://www.annacolombo.it/index.php/2023/06/19/corpo-coscienza-evoluzione/
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